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   Il professor Gennaro Bellavista sosteneva che esistono due categorie di uomini: gli uomini d’amore e gli uomini di potere. E sosteneva, anche, che le due categorie sono legate da un rapporto di proporzionalità inversa nel senso che quanto più sei uomo d’amore tanto meno puoi essere uomo di potere.  Questa singolare teoria – che trovo quanto mai plausibile – mi venne improvvisamente in mente l’anno scorso, a Gallipoli, sul finire del mese di luglio: la formazione dei Medici Napoli aveva appena battuto – in semifinale – quella dei Medici di Trinacria Palermo. I miei occhi incrociarono quelli del presidente di Trinacria Palermo, Teo Guzzetta, imbambolati in una specie di incredula fissità e fu proprio quella che richiamò a se l’eco delle parole piacevolmente pacate del professor Bellavista. Nè! Non ti va a succedere che lo strano fenomeno si riproduca – paro paro – pure quest’anno a Siracusa? Dopo la gara di semifinale persa con Taranto, gli occhi del presidente filosofo palermitano erano compresi nella stessa incredulità dell’anno precedente e così il tono piacevolmente pacato delle parole della buonanima del filosofo napoletano mi sono tornate in mente un’altra volta.

   Dice: non è poi così strano che una squadra di calcio perda due semifinali due anni di seguito…

   Non lo è. Ma con Trinacria Palermo un pò lo è. Sia l’anno scorso a Gallipoli che quest’anno a Siracusa li abbiamo visti giocare durante i gironi eliminatori e non abbiamo potuto fare a meno di pensare che, probabilmente, il titolo era già loro: organizzati, veloci, tecnici, bene allenati, fisicamente a posto… E invece…

   Più d’uno si è posta la domanda e più d’uno ha cercato la risposta. Ma il sottoscritto ha avuto a disposizione un asso nella manica che è mancato agli altri osservatori: avevo organizzato l’ufficio di segreteria del Centro ERG di Siracusa a mò di ufficio stampa e ne usufruivamo sia io che il caro Franco Rosito per comunicati ed aggiornamenti on-line. Ma per ridurre i tempi tra un incontro e l’altro, l’ufficio veniva usato anche dalle squadre del “secondo turno” per deporre le borse e indossare le divise, in modo da essere pronte a scendere in campo non appena l’arbitro avesse lanciato il triplice fischio verso il cielo alla fine del primo incontro. E così un giorno l’improvvisato ufficio stampa è stato invaso da questa allegra e vociante masnada di Siculi consacrati ad Esculapio e l’occasione – che di solito fà l’uomo ladro – in quell’occasione ha fatto l’uomo edotto. Lì, presenti, non c’erano atleti compresi nell’intento di compiere la piccola grande impresa di vincere la partita, ma una ventina di rumorosi, ironici e vivaci scapocchioni intenti a godersi il piacere di vivere una inaspettata settimana tutti insieme. E tutti quanti sono usciti dall’improvvisato spogliatoio con la maglietta di Davide da esporre al bel sole di Trinacria.

   Mettiamola così: io forse non sarò un gran competente di tecnica e tattica pallonatoria e non vorrei nemmeno addentrarmi in azzardate ipotesi di psicologia sociale o sportiva. Gli è che, alla fine della fiera, non lo so se l’agonismo vincente (leggi: che permette di vincere) sia necessariamente figlio di una precisa ritualità, di una sorta di rigida etica della preparazione alla vittoria, di una codificata compostezza, ma non posso negare che quella splendida pattuglia di scalmanati palermitani mi ha dato – fin dal principio – l’impressione di essere più un gruppo di fraterni amici che una squadra agguerrita. Ecco! Bravo! Ci sono arrivato: si sono talmente inebriati di amicizia e di gioia di vivere che un pò gli è sfuggito il “dettaglio” del Campionato che avrebbero potuto vincere essendone pienamente capaci.

   E al presidente Guzzetta cosa vogliamo dire, allora? Che nella eccellente organizzazione messa su da Giannino Borrelli per il XIX Campionato Italiano, una dimenticanza c’è stata: quella della Coppa alla Squadra Sconfitta di Maggiore Successo. La potremmo battezzare COPPA APOLLO 13 essendo stata definita – quella missione che non arrivò mai sulla Luna – per l’appunto “Un fallimento di grande successo”. E possiamo anche aggiungere che noi dell’ufficio stampa, mò mò, al volo al volo, confezioniamo, una targa virtuale e gliela consegniamo con piacere per essere – tutto insieme – una persona, un professionista e un presidente appassionato e pure saggio.

   Per quanto ci riguarda, nei ricordi di questo XIX Campionato Italiano resteranno le feste degli amici Cosentini, le vivaci istantanee di tutti i partecipanti con la loro a volte “esuberante” generosità e anche gli occhi lucidi di tutti quanti pensando ad un compagno di strada che un anno fa ha imbroccato un diverso, misterioso sentiero.

Giovanni Granato – Webmaster – Ufficio Stampa ASD

 

Trinacria Palermo con la maglietta di Davide Calabrese

 

 

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